Tonight’s the night!

Stanotte alle 3 ora italiana si farà la storia con il primo dibattito fra Obama e Romney. Sopra ci sono alcuni dei momenti più famosi dei passati dibattiti. (Occhio che il quarto è in realtà un dibattito vicepresidenziale, ma “Senator, you’re not Jack Kennedy” è troppo grande)

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Christmas present

John Boehner

Obama sta per ricevere il regalo di Natale più bello che si possa immaginare: la rielezione nel 2012.

Come lo so? Beh, innanzitutto, le primarie repubblicane non stanno brillando e il rischio che si arrivi alla fine con un sostanziale pareggio fra più candidati è molto alto.

Ma il vero regalo sta per essere fatto dai repubblicani eletti alla Camera e al Senato: poco tempo fa ho parlato del “payroll tax cut” e dell’attacco che Obama sta portando avanti ai danni di deputati e senatori repubblicani. Al Senato il taglio è passato, ma Boehner, lo speaker della Camera dei Comuni, ha fatto sapere che così com’è non passerà alla Camera.

Qualsiasi cosa succeda Obama vince. Se passa può dire di essere un presidente dal pugno di ferro, forte e che viene preso molto in considerazione dal Parlamento. Se non passa scaricherà la colpa su deputati e senatori repubblicani, e ricorderà alla classe media che loro hanno alzato le tasse e non hanno a cuore le sorti del paese.

Obama l’iraqeno

Il New York Times esce con un analisi sull’effetto che ha la guerra in Iraq sulla politica estera di mr. Obama dicendo che il conflitto ha, nonostante il ritiro delle truppe in questi giorni, grandissima influenza sul presidente americano.

La guerra che Obama non ha mai voluto combattere, ha battuto la Clinton alle primarie grazie al suo voto contrario all’impegno militare quando era senatore, è diventata importantissima, poiché per il momento sembra che la missione di nation building abbia funzionato.

Rhodes, lo scrittore dei discorsi di politica estera di Obama, ha individuato due elementi portanti che ha prodotto questo conflitto:

  • Distogliere l’attenzione degli USA dal vero campo di battaglia, ovvero l’Afghanistan
  • Peggiorare la posizione degli Stati Uniti nel mondo

Questi due elementi hanno condotto la politica estera di Obama a doversi confrontare con il terrorismo con il pugno di ferro, Bin Laden ne è l’esempio più chiaro, e ad aprire un fronte più attivo, sia diplomatico che militare, in Asia, in quello che secondo la Clinton sarà il “Pacific Century” degli Stati Uniti, alla disperata ricerca di recuperare il terreno perduto in questo decennio.

Non si può sottovalutare la ricerca dell’impulso multilaterale, in netta contrapposizione con l’unilateralismo di  bushiana memoria e con buona pace di chi sostiene che Obama sia in continuità perfetta con la politica di Bush.

Ma più importante di tutti l’Iraq ha insegnato agli americani che possono vivere assieme agli islamisti, e la reazione, o la sua quasi totale mancanza, alle rivoluzioni arabe ne è la dimostrazione.

Ancora una volta il punto forte di Obama alle presidenziali sarà la politica estera, campo di grandi successi per il presidente democratico, che se fosse stato repubblicano a quest’ora avrebbe già il volto scolpito sul monte Rushmore.

 

Newtoniano

Newt Gingrich

Dopo l’ultimo dibattito repubblicano prima dell’inizio delle primarie sembrano essere due i contendenti al titolo di sfidante di Obama alle presidenziali del prossimo Novembre: Mitt Romney e Newt Gingrich.

Mentre il primo è abbastanza conosciuto, il secondo, almeno in Italia, risulta abbastanza oscuro ai più.

Newton (il suo vero nome) è però un politico molto importante, infatti è stato Presidente della Camera dal ’95 al ’99, sotto la presidenza Clinton per intenderci.

Gli analisti si dividono sulle speranze di Gingrich, infatti, secondo alcuni, una sua vittoria delle primarie repubblicane sarebbe un regalo per Obama, secondo altri potrebbe essere il suo peggiore incubo.

Newt è decisamente conservatore e la sua rapida crescita è probabilmente più dovuta alla disperata ricerca di un “anyone but Romney” che ad un reale interesse alle politiche proposte dall’ex Presidente della Camera. Ad esempio attacca brutalmente Medicare, e appoggia la proposta di creare una “Red Card” che darebbe agli immigrati irregolari il permesso di rimanere negli States, ma senza esserne cittadini. In parole povere il sogno dei Tea Party. Ovviamente si sprecano gli attacchi ad Obama:

Obama is “the most radical president in American history.”

“Obama’s alliance with big labor and the left as a “secular-socialist machine.”

The “elitist” president’s Windy City re-election organization as an extension of a “Chicago” machine run from the West Wing out of touch with regular America.

Questi possono essere punti sia a sfavore che a favore, mentre i sicuri punti deboli del candidato sono l’essere stato beccato ad avere una tresca mentre lavorava all’impeachment di Clinton per una tresca e pare abbia appena raccolto 1,6 milioni di $ grazie ad una operazione poco chiara su un mutuo erogato da Freddie Mac.

Ma Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York, lo compara a Ronald Reagan, poiché è coerente nelle sue idee, e dimostra di avere veri ideali. Per non parlare del fatto che Romney tende a giocare per il “pareggio”, per non rischiare di perdere terreno, mentre Newt, che non ha niente da perdere, va sempre al massimo, e dimostra eccellenti doti nell’arte del dibattito.

Da leggere sul tema: Why Obama should worry about NewtThe 40 nicest thing about Newt, Newt just wants to have fun

 

Suicidio col sorriso

"Verso l'infinito e oltre!"

Il candidato alle primarie repubblicane e governatore del Texas si è appena inflitto il colpo di grazia che lo cancella dalla corsa presidenziale.

Prima si dà un colpo da quasi Ko dimenticandosi completamente una delle agenzie governative che vorrebbe cancellare e dice:

Ooops….

Roba che neanche alle elementari…

Poi in questi giorni esce questo nuovo spot elettorale apertamente omofobo e contro alla decisione di Obama di permettere agli omosessuali di servire apertamente nelle forze armate.

Game, set and match, Rick.

“La brutta copia di Reagan” (come qualcuno lo chiama) è ufficialmente bollito.