Stampa finalmente libera

A Bengazi sono nati circa 100 nuovi giornali liberi, e ovviamente il loro livello è bassissimo non essendo abituati i libici alla libertà di espressione. USAID ha avviato un programma di aiuto per un gruppo di giornalisti liberi, inviando sul campo degli istruttori. La storia di uno di loro, decisamente divertente e interessante, la potete trovare su The Atlantic.

Professioni

Un dibattito sempre vivo è quello sui politici di professione. Meglio professionisti della politica o lavoratori prestati alla politica a breve termine? La questione si inserisce anche nel dibattito sui parlamentari a “scadenza”, con un limite di mandati.

La risposta è molto semplice: meglio politici di professione, che lo fanno da sempre e lo faranno fintantoché saranno rieletti. Sento già gli improperi volare rapidi sopra la mia testa, ma non mi interessa, questa è la verità. Infatti il nostro Parlamento è già composto per il 45% da persone che fanno parte di ordini professionali: avvocati, farmacisti, giornalisti, notai e pure un tassista.

Se dessimo loro una scadenza, è ovvio che questi faranno di tutto per proteggere il proprio ordine professionale, anzi per favorirlo sempre di più a dispetto del bene comune.

E siccome la stragrande maggioranza degli italiani non è ne in Parlamento, ne in un ordine professionale, abbiamo necessità di riscoprire la politica come professione, e non il contrario.

Un Kim Jong vale l’altro

Il dittatore della Korea del Nord, Kim Jong Il, è morto Sabato 17 su un treno. Aveva 69-70 anni, non è sicuro quale fosse la sua vera età, e lascia un paese nuclearizzato e distrutto dalla fame al suo terzogenito: Kim Jong Un.

Kim Jong Un

La Korea del Sud, il Giappone e la Cina sono in stato d’allerta. Infatti si teme che il caro figlioccio, per autolegittimarsi, possa scatenare un attacco da qualche parte, così, tanto per mostrare che è il degno erede di suo padre. Il rischio sarà molto alto nelle prossime ore, ma non è da escludere che possa iniziare, invece, un lotta intestina per il potere.

Obama l’iraqeno

Il New York Times esce con un analisi sull’effetto che ha la guerra in Iraq sulla politica estera di mr. Obama dicendo che il conflitto ha, nonostante il ritiro delle truppe in questi giorni, grandissima influenza sul presidente americano.

La guerra che Obama non ha mai voluto combattere, ha battuto la Clinton alle primarie grazie al suo voto contrario all’impegno militare quando era senatore, è diventata importantissima, poiché per il momento sembra che la missione di nation building abbia funzionato.

Rhodes, lo scrittore dei discorsi di politica estera di Obama, ha individuato due elementi portanti che ha prodotto questo conflitto:

  • Distogliere l’attenzione degli USA dal vero campo di battaglia, ovvero l’Afghanistan
  • Peggiorare la posizione degli Stati Uniti nel mondo

Questi due elementi hanno condotto la politica estera di Obama a doversi confrontare con il terrorismo con il pugno di ferro, Bin Laden ne è l’esempio più chiaro, e ad aprire un fronte più attivo, sia diplomatico che militare, in Asia, in quello che secondo la Clinton sarà il “Pacific Century” degli Stati Uniti, alla disperata ricerca di recuperare il terreno perduto in questo decennio.

Non si può sottovalutare la ricerca dell’impulso multilaterale, in netta contrapposizione con l’unilateralismo di  bushiana memoria e con buona pace di chi sostiene che Obama sia in continuità perfetta con la politica di Bush.

Ma più importante di tutti l’Iraq ha insegnato agli americani che possono vivere assieme agli islamisti, e la reazione, o la sua quasi totale mancanza, alle rivoluzioni arabe ne è la dimostrazione.

Ancora una volta il punto forte di Obama alle presidenziali sarà la politica estera, campo di grandi successi per il presidente democratico, che se fosse stato repubblicano a quest’ora avrebbe già il volto scolpito sul monte Rushmore.

 

Newtoniano

Newt Gingrich

Dopo l’ultimo dibattito repubblicano prima dell’inizio delle primarie sembrano essere due i contendenti al titolo di sfidante di Obama alle presidenziali del prossimo Novembre: Mitt Romney e Newt Gingrich.

Mentre il primo è abbastanza conosciuto, il secondo, almeno in Italia, risulta abbastanza oscuro ai più.

Newton (il suo vero nome) è però un politico molto importante, infatti è stato Presidente della Camera dal ’95 al ’99, sotto la presidenza Clinton per intenderci.

Gli analisti si dividono sulle speranze di Gingrich, infatti, secondo alcuni, una sua vittoria delle primarie repubblicane sarebbe un regalo per Obama, secondo altri potrebbe essere il suo peggiore incubo.

Newt è decisamente conservatore e la sua rapida crescita è probabilmente più dovuta alla disperata ricerca di un “anyone but Romney” che ad un reale interesse alle politiche proposte dall’ex Presidente della Camera. Ad esempio attacca brutalmente Medicare, e appoggia la proposta di creare una “Red Card” che darebbe agli immigrati irregolari il permesso di rimanere negli States, ma senza esserne cittadini. In parole povere il sogno dei Tea Party. Ovviamente si sprecano gli attacchi ad Obama:

Obama is “the most radical president in American history.”

“Obama’s alliance with big labor and the left as a “secular-socialist machine.”

The “elitist” president’s Windy City re-election organization as an extension of a “Chicago” machine run from the West Wing out of touch with regular America.

Questi possono essere punti sia a sfavore che a favore, mentre i sicuri punti deboli del candidato sono l’essere stato beccato ad avere una tresca mentre lavorava all’impeachment di Clinton per una tresca e pare abbia appena raccolto 1,6 milioni di $ grazie ad una operazione poco chiara su un mutuo erogato da Freddie Mac.

Ma Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York, lo compara a Ronald Reagan, poiché è coerente nelle sue idee, e dimostra di avere veri ideali. Per non parlare del fatto che Romney tende a giocare per il “pareggio”, per non rischiare di perdere terreno, mentre Newt, che non ha niente da perdere, va sempre al massimo, e dimostra eccellenti doti nell’arte del dibattito.

Da leggere sul tema: Why Obama should worry about NewtThe 40 nicest thing about Newt, Newt just wants to have fun

 

Silenzio, si manifesta

15mila persone per protestare contro il razzismo e i raid xenofobi, come quello di Firenze del 13 Dicembre.

Nessun problema provocato, la manifestazione si è svolta normalissimamente. Il corteo ha sfilato in silenzio per le vie della città, e il servizio d’ordine offerto dagli organizzatori ha fatto subito rientrare nei ranghi chi cominciava ad intonare slogan.

Dovremmo imparare da queste persone come si manifesta, vista la fine fatta a Roma l’Ottobre scorso.

Unica pecca: per loro è finita qui. L’unico sviluppo politico è e sarà questa manifestazione.

Peccato, poteva essere l’inizio di un movimento serio contro al razzismo e per i diritti civili.

Tempo di faccia dell’anno

La persona dell’anno secondo Time è il “protester”, ovvero i manifestanti. Sicuramente un annata molto calda, considerando la primavera araba con gli “indignados” (solitamente disgiunti, ma la Spagna ha gli stessi numeri dei paesi che hanno subito rivolte), il movimento OWS (Occupy Wall Street o 99%) e ora pure in Russia.

Si notano però due cose:

  • Manca l’Europa. Sì qualcosa c’è stato, ma in confronto al resto del Mondo è come se non fosse successo nulla.
  • Le proteste hanno fallito quasi sempre.

Nonostante i grandi numeri in Tunisia, ma soprattutto in Egitto non è cambiata una virgola. In Yemen staremo a vedere se Saleh si dimetterà sul serio e la Libia vedremo come andrà a finire. In Siria le proteste continuano ogni sacrosanto Venerdì, ma a nessuno pare interessare molto e dubito che le proteste in Russia si tradurranno in qualcosa di fatto.

Sarà brutale, ma tanto rumore per nulla.

Almeno per il momento…

Razzia

Incendio causato da folla inferocita

Una scena da Frankenstein. Una folla inferocita ha appiccato il fuoco ad alcune baracche in un campo rom perchè una ragazzina aveva denunciato di aver subito uno stupro da parte di due rom.

Ovviamente non sia mai che basti la denuncia alla polizia, c’era bisogno di far qualcosa, non se ne può più: rubano, sono fannulloni, chiedono l’elemosina e puzzano pure.

Soluzione trovata: linciamoli tutti e incendiamo il loro campo. Sì e se non si spostano pure i bambini che è meglio ammazzarli quando sono piccoli.

Parte addirittura un giro di volantini, la cosa va organizzata bene. Non sia mai che fuggano o provino a rispondere a tono.

Però c’è un piccolo particolare, la ragazza sembra aver avuto un rapporto sessuale, ma sul suo corpo non si trovavano segni di violenza. Poche ore dopo si svela l’arcano: la ragazza ha avuto un rapporto sessuale consenziente. Evidentemente non le deve essere piaciuto molto, ma le consiglierei di farci l’abitudine.

Ora la ragazza è stata giustamente denunciata, e sono già state arrestate due persone che hanno partecipato al linciaggio.

Fortunatamente, visto il periodo natalizio, quei simpaticoni del quartiere utilizzeranno le loro care belle vacanze per ricostruire e mettere in ordine il campo che hanno deliberatamente distrutto. Sono sicuro che dei bravi cristiani che hanno così a cuore le sorti di una ragazzina saranno subito in prima fila per dare una mano.

(Uno di questi paragrafi non è vero)

Primavera russa

Migliaia di persone sono scese in piazza e manifestano intorno alla Duma. Protestano contro i presunti brogli del partito di Putin, Russia Unita, che secondo fonti non governative si sarebbe dovuto fermare al 30% invece che al 49%.

Forse si sono svegliati anche i russi, o non si sta più bene come una volta considerando che nei sondaggi la democrazia reale non compare mai fra le urgenze del popolo della Russia.

Si prospetta un Marzo bollente, i russi saranno chiamati a votare per le presidenziali e allora capiremo chi vincerà: il popolo della democrazia reale, di internet e dell’informazione libera o la gente comune preoccupata solo di avere un lavoro ed un tetto sulla testa e che non considera la democrazia necessaria.