Doni di Natale

Dedicato a quelli che:

  • ‘Sti politici non fanno niente e si beccano 20000 € al mese
  • I politici sono tutti dei ladri
  • Bisognerebbe ammazzare tutti i politici
  • Tagliare tutto ai parlamentari!
  • I politici sono vergognosi
  • Non arrivo a fine mese, ma Sky calcio non me lo leva nessuno
  • Che dice oggi la Gazzetta dello Sport?
  • Hai visto?! Si comprano…

Ma soprattutto a quelli che hanno visto lo scandalo di Paolo Rossi, Moggi e ora quello di Doni e soci e continuano imperterriti a guardare degli uomini in calzoncini che corrono dietro ad un pallone per centinaia di migliaia di € al mese (e non decine) nonostante sappiano che è tutta una bufala orchestrata da prima ancora che inizi il campionato.

Complimenti a voi.

Christmas present

John Boehner

Obama sta per ricevere il regalo di Natale più bello che si possa immaginare: la rielezione nel 2012.

Come lo so? Beh, innanzitutto, le primarie repubblicane non stanno brillando e il rischio che si arrivi alla fine con un sostanziale pareggio fra più candidati è molto alto.

Ma il vero regalo sta per essere fatto dai repubblicani eletti alla Camera e al Senato: poco tempo fa ho parlato del “payroll tax cut” e dell’attacco che Obama sta portando avanti ai danni di deputati e senatori repubblicani. Al Senato il taglio è passato, ma Boehner, lo speaker della Camera dei Comuni, ha fatto sapere che così com’è non passerà alla Camera.

Qualsiasi cosa succeda Obama vince. Se passa può dire di essere un presidente dal pugno di ferro, forte e che viene preso molto in considerazione dal Parlamento. Se non passa scaricherà la colpa su deputati e senatori repubblicani, e ricorderà alla classe media che loro hanno alzato le tasse e non hanno a cuore le sorti del paese.

Umanità

Estratto dai diari del tenente colonnello Mervin Willett Gonin, tra i primi soldati britannici ad entrare nel campo di concentramento di Bergen Belsen:

Non sono in grado di fornire una descrizione adeguata del Campo dell’Orrore in cui i miei uomini e io stesso avremmo trascorso il mese successivo delle nostre vite. Non era che una distesa desolata e arida, spoglia come un pollaio. Ovunque si trovavano cadaveri, alcuni impilati in mucchi enormi, altri stesi a terra soli o in coppie nel punto in cui erano caduti.

Ci volle un po’ per abituarsi a vedere donne e bambini che crollavano a terra nel momento in cui si passava loro accanto senza cedere alla tentazione di lanciarsi in loro aiuto. Ci si dovette abituare in fretta all’idea che l’individuo semplicemente non contava nulla. Si sapeva che ne morivano cinquecento al giorno e che ne sarebbero continuati a morire cinquecento al giorno per settimane ancora, prima che qualsiasi cosa in nostro potere avesse il benché minimo effetto. Eppure non era facile vedere un bambino soffocato per la difterite sapendo che una tracheotomia e dell’assistenza infermieristica l’avrebbero salvato, si vedevano donne annegare nel proprio vomito perché troppo deboli per girarsi, e uomini mangiare vermi mentre tenevano mezzo filone di pane serrato nel pugno solo perché avevano dovuto mangiare vermi per vivere e ormai erano a malapena in grado di distinguere.

Mucchi di cadaveri, nudi e osceni, con una donna troppo debole per stare in piedi da sola che si puntellava contro di essi mentre cucinava il cibo che le avevamo dato sulla fiamma di un fuocherello; uomini e donne che si accucciavano ovunque all’aperto, scaricandosi della dissenteria che sconquassava loro gli intestini, una donna in piedi completamente nuda che si lavava con del sapone dell’esercito nell’acqua di una cisterna in cui galleggiavano i resti di un bambino.

Fu poco dopo l’arrivo della Croce Rossa britannica, malgrado non necessariamente vi sia un legame tra i due eventi, che fu consegnata una quantità molto ingente di rossetto. Non era proprio quello che noi uomini avremmo voluto, noi invocavamo a gran voce centinaia e migliaia di altre cose e non so proprio chi fosse stato a chiedere il rossetto. Vorrei tanto poter scoprire chi era: fu l’operato di un genio, un gesto di pura, incontaminata intelligenza. Credo che niente abbia aiutato quegli internati più del rossetto. Le donne giacevano nelle cuccette prive di lenzuola e senza una camicia da notte, ma con labbra rosso scarlatto; le vedevi vagare qua e là con solo una coperta gettata sulle spalle, ma con labbra rosso scarlatto. Vidi una donna morta sul tavolo autoptico e nella mano serrava un pezzo di rossetto. Finalmente qualcuno si era adoperato per far sì che tornassero a essere degli individui, erano qualcuno, non più solo il numero che avevano tatuato sul braccio. Finalmente potevano interessarsi del loro aspetto. Fu quel rossetto a restituire loro i primi brandelli di umanità.

Obamattack

Se vi recate sulla home della Casa Bianca troverete questo simpatico countdown qui sopra. Obama ha deciso di intraprendere la strada della contrapposizione con il parlamento statunitense.

Si tratta del cosiddetto “payroll tax cut”, ovvero un taglio delle tasse che finiscono alla Social Security e l’esenzione, dalle imposte, per i disoccupati. Inutile dire che i tagli sono a favore della classe media, e che i repubblicani osteggiano questi tagli.

Al Senato è passata l’estensione per due mesi del piano, per sapere quanto manca all’esame del provvedimento alla Camera dei Comuni basta andare sul sito della Casa Bianca e guardare il countdown

.

Emergency help

Azzarà si chiede, oggi su La Stampa, perché l’abbiano rapito. Posso provare a rispondergli io.

Partiamo dal fatto che in Sud Sudan si è riaperto un conflitto latente, da quando la parte sud del Sudan si è separata sono in corso operazioni militari ai danni della neonazione. Operazioni vere, si parla anche di bombardamenti a campi profughi e cose simili.

Perché rapire un internazionale? La risposta è molta semplice, dona visibilità internazionale. Voi potreste rispondere che al massimo il Sudan può voler tenere segreto il conflitto, ma non è proprio così. Con la visibilità internazionale (“Oh, poverini si ammazzano, mandiamo loro dei soldi”) arriverà l’aiuto delle ONG e delle ONLUS, che come sappiamo non guardano in faccia a nessuno quando arriva il momento di dispensare aiuti.

Questo significa che vengono aiutati sia i “buoni”, sia i “cattivi” (è ovvio che in realtà c’è molto grigio, ma la semplificazione aiuta a capire) e in uno stato grande come il Sudan, quando era unito era il più grande d’Africa, un aiuto logistico può tornare molto comodo. Ad esempio verrà fornito cibo a chiunque, anche alle milizie (spesso mercenari) e i profughi saranno raggruppati in campi, così basta bombardare il campo per fare pulizia etnica invece di andare a stanare le persone casa per casa.

Un caso di studio simile può essere la Costa d’Avorio, quando ci fu la guerra civile, l’etnia al potere, faceva fatica a sfamare la propria popolazione e a raggiungere le zone più difficili del paese, e si sa che è difficile mantenere il consenso con la pancia vuota. Però, ad un certo punto, scatta l’idea! Iniziarono a mutilare pesantemente le loro vittime, cosa che prima non avevano mai fatto, così da attirare l’attenzione internazionale su di sé. Inutile dire che in men che non si dica le ONG si fiondarono sul campo e permisero, così, la continuazione del massacro per ancora molto tempo.

Un Kim Jong vale l’altro

Il dittatore della Korea del Nord, Kim Jong Il, è morto Sabato 17 su un treno. Aveva 69-70 anni, non è sicuro quale fosse la sua vera età, e lascia un paese nuclearizzato e distrutto dalla fame al suo terzogenito: Kim Jong Un.

Kim Jong Un

La Korea del Sud, il Giappone e la Cina sono in stato d’allerta. Infatti si teme che il caro figlioccio, per autolegittimarsi, possa scatenare un attacco da qualche parte, così, tanto per mostrare che è il degno erede di suo padre. Il rischio sarà molto alto nelle prossime ore, ma non è da escludere che possa iniziare, invece, un lotta intestina per il potere.

Obama l’iraqeno

Il New York Times esce con un analisi sull’effetto che ha la guerra in Iraq sulla politica estera di mr. Obama dicendo che il conflitto ha, nonostante il ritiro delle truppe in questi giorni, grandissima influenza sul presidente americano.

La guerra che Obama non ha mai voluto combattere, ha battuto la Clinton alle primarie grazie al suo voto contrario all’impegno militare quando era senatore, è diventata importantissima, poiché per il momento sembra che la missione di nation building abbia funzionato.

Rhodes, lo scrittore dei discorsi di politica estera di Obama, ha individuato due elementi portanti che ha prodotto questo conflitto:

  • Distogliere l’attenzione degli USA dal vero campo di battaglia, ovvero l’Afghanistan
  • Peggiorare la posizione degli Stati Uniti nel mondo

Questi due elementi hanno condotto la politica estera di Obama a doversi confrontare con il terrorismo con il pugno di ferro, Bin Laden ne è l’esempio più chiaro, e ad aprire un fronte più attivo, sia diplomatico che militare, in Asia, in quello che secondo la Clinton sarà il “Pacific Century” degli Stati Uniti, alla disperata ricerca di recuperare il terreno perduto in questo decennio.

Non si può sottovalutare la ricerca dell’impulso multilaterale, in netta contrapposizione con l’unilateralismo di  bushiana memoria e con buona pace di chi sostiene che Obama sia in continuità perfetta con la politica di Bush.

Ma più importante di tutti l’Iraq ha insegnato agli americani che possono vivere assieme agli islamisti, e la reazione, o la sua quasi totale mancanza, alle rivoluzioni arabe ne è la dimostrazione.

Ancora una volta il punto forte di Obama alle presidenziali sarà la politica estera, campo di grandi successi per il presidente democratico, che se fosse stato repubblicano a quest’ora avrebbe già il volto scolpito sul monte Rushmore.

 

Newtoniano

Newt Gingrich

Dopo l’ultimo dibattito repubblicano prima dell’inizio delle primarie sembrano essere due i contendenti al titolo di sfidante di Obama alle presidenziali del prossimo Novembre: Mitt Romney e Newt Gingrich.

Mentre il primo è abbastanza conosciuto, il secondo, almeno in Italia, risulta abbastanza oscuro ai più.

Newton (il suo vero nome) è però un politico molto importante, infatti è stato Presidente della Camera dal ’95 al ’99, sotto la presidenza Clinton per intenderci.

Gli analisti si dividono sulle speranze di Gingrich, infatti, secondo alcuni, una sua vittoria delle primarie repubblicane sarebbe un regalo per Obama, secondo altri potrebbe essere il suo peggiore incubo.

Newt è decisamente conservatore e la sua rapida crescita è probabilmente più dovuta alla disperata ricerca di un “anyone but Romney” che ad un reale interesse alle politiche proposte dall’ex Presidente della Camera. Ad esempio attacca brutalmente Medicare, e appoggia la proposta di creare una “Red Card” che darebbe agli immigrati irregolari il permesso di rimanere negli States, ma senza esserne cittadini. In parole povere il sogno dei Tea Party. Ovviamente si sprecano gli attacchi ad Obama:

Obama is “the most radical president in American history.”

“Obama’s alliance with big labor and the left as a “secular-socialist machine.”

The “elitist” president’s Windy City re-election organization as an extension of a “Chicago” machine run from the West Wing out of touch with regular America.

Questi possono essere punti sia a sfavore che a favore, mentre i sicuri punti deboli del candidato sono l’essere stato beccato ad avere una tresca mentre lavorava all’impeachment di Clinton per una tresca e pare abbia appena raccolto 1,6 milioni di $ grazie ad una operazione poco chiara su un mutuo erogato da Freddie Mac.

Ma Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York, lo compara a Ronald Reagan, poiché è coerente nelle sue idee, e dimostra di avere veri ideali. Per non parlare del fatto che Romney tende a giocare per il “pareggio”, per non rischiare di perdere terreno, mentre Newt, che non ha niente da perdere, va sempre al massimo, e dimostra eccellenti doti nell’arte del dibattito.

Da leggere sul tema: Why Obama should worry about NewtThe 40 nicest thing about Newt, Newt just wants to have fun

 

Silenzio, si manifesta

15mila persone per protestare contro il razzismo e i raid xenofobi, come quello di Firenze del 13 Dicembre.

Nessun problema provocato, la manifestazione si è svolta normalissimamente. Il corteo ha sfilato in silenzio per le vie della città, e il servizio d’ordine offerto dagli organizzatori ha fatto subito rientrare nei ranghi chi cominciava ad intonare slogan.

Dovremmo imparare da queste persone come si manifesta, vista la fine fatta a Roma l’Ottobre scorso.

Unica pecca: per loro è finita qui. L’unico sviluppo politico è e sarà questa manifestazione.

Peccato, poteva essere l’inizio di un movimento serio contro al razzismo e per i diritti civili.